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“Presentazione Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e di allontanamento del minore”.
“Prevenire l’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie o garantirne il rientro, il prima possibile”.
Presentato oggi dall’Ordine degli Assistenti sociali un documento congiunto di prassi operativa.
Roma, giovedì 24 giugno 2010 –
Oggi, presso il Tribunale per i Minorenni, il Consiglio Nazionale dell’Ordine Assistenti sociali, in dialogo con magistrati, giuristi ed esponenti delle istituzioni, ha presentato le “Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore”. L’evento Percorsi Integrati, affollatissimo, è stato aperto da Melita Cavallo, Presidente del Tribunale e Franca Dente, Presidente dell’Ordine Assistenti sociali, e condotto con perizia e sensibilità dal giornalista radio televisivo Tiberio Timperi.
“Dei minori molti sono i soggetti che sono chiamati ad occuparsi, ognuno conresponsabilità diverse e con percorsi di intervento diversi, spesso sfiorandosi tra di loro e attivando passaggi freddi e burocratici che non aiutano a coglierela complessità della situazione… Il titolo della giornata “Percorsi integrati “chiarisce il senso del lavoro che è stato fatto: uscire dall’isolamento e ottimizzare ed intrecciare i percorsi di intervento. Il prioritario obiettivo che ha mosso e che muove i soggetti istituzionali e i professionisti coinvolti in questo lavoro di riflessione è stato ed è quello di sostenere e prevenire situazioni dirischio per il minore, di aiutare le famiglie in difficoltà e eventualmente diriduzione del danno che il procedimento di allontanamento del minore dallasua famiglia provoca, qualora questa dovesse rendersi necessaria eineludibile”.
Così Franca Dente ha illustrato il motivo che ha portato alla costituzione del Tavolo tecnico - avallato dal Sottosegretario alla Giustizia Alberti Casellati – promosso dall’Ordine Nazionale Assistenti sociali al quale hanno aderito Anci, Associazione Magistrati, Associazione Giudici Minorili, Ordine Forense, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Consiglio Superiore della Magistratura.
Il frutto di un anno di lavoro complesso ed articolato, al quale hanno offerto il loro contributo anche le associazioni genitoriali, ha dato vita ad un vero e proprio documento programmatico che è stato illustrato oggi per la prima volta con l’auspicio della massima diffusione per il miglioramento delle prassi a tutela del minore.
Tra i presupposti principali del documento l’obiettivo comune di prevenire gli allontanamenti di minori dalle proprie famiglie. Tuttavia, laddove non sia possibile evitare l’allontanamento, esso ribadisce la necessità di promuovere il recupero della capacità genitoriale della famiglia originaria e la rimozione delle cause che impediscono l’esercizio della sua funzione educativa e di cura. Il fine è garantire il rientro del minore in famiglia, in tempi il più possibile brevi .
Il documento sottolinea inoltre la necessità di potenziare il sostegno alle famiglie non solo in funzione preventiva rispetto agli interventi più traumatici, ma anche successivamente, per consentire una comprensione delle ragioni del provvedimento e una possibile crescita e recupero delle risorse interne al nucleo familiare.
Vigoroso e applaudito il richiamo del magistrato Micela, alla necessità, nei casi che coinvolgono i minori, di arrivare prestissimo alla soluzione, tramite integrazione delle energie e delle competenze e una rapida diagnosi dei fatti, non un giudizio.
“Le “linee guida” vanno oltre il doloroso decreto di allontanamento, una lacerazione grave per il minore. Portano vero la prevenzione…ma occorre riposizionare gli investimenti, non è possibile non investire sulla qualità dei servizi sociali. La metodologia individuata dal Tavolo tecnico va attuata con tanta formazione esterna ed interna, ma, soprattutto, bisogna condividere i linguaggi di tutti coloro che hanno a che fare con i minori ”: questa la conclusione e l’auspicio di Franca Dente.
Ufficio stampa CNOAS
Loredana Ulivi – 3312053657
Alla giornata sono intervenuti:
Dr.ssa Melita Cavallo, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma, consigliere giuridico del Ministro per le Pari Opportunità in materia di adozioni, già presidente della Commissione per le adozioni internazionali Ha svolto l’attività di giudice minorile a Milano e a Napoli ed è componente dell’Osservatorio Nazionale sui Problemi dei minori.
Dr.ssa Franca Dente, Presidente dell’Ordine Nazionale Assistenti sociali,
Docente di Organizzazione del Servizio Sociale presso l'Università Federico II di Napoli, Vice Presidente dell'Associazione Impegno Donna, autrice di libri e testi vari, incluso il testo del Segretariato Sociale.
Avv. Prof. Maria Giovanna Ruo, giurista, Presidente della Camera Minorile in CamMiNo-Camera Minorile Nazionale, associazione nazionale di avvocati e praticanti che operano prevalentemente nel campo del diritto minorile e di famiglia. Insieme alla Sen. Anna Serafini ed altri colleghi giuristi sta lavorando al disegno di legge per l’istituzione del Tribunale per la Famiglia.
Dr.ssa Serenella Pesarin, Direttore generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari del Ministero della Giustizia in rappresentanza del Capo Dipartimento Giustizia Minorile Brattoli.
Dr.ssa Isabella Mastropasqua, Consigliere Ordine Nazionale Assistenti sociali, dell’Ufficio studi, ricerche e attività internazionali Dipartimento Giustizia Minorile, docente in Servizio Sociale Università Roma Tre.
Dr.ssa Valeria Montaruli, Commissione Minori dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giudice Tribunale Minorenni Bari
Dr. Francesco Micela, Vicepresidente Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e la Famiglia, Consigliere di Corte d’Appello di Palermo
Giacomo Bazzoni, Presidente della Commissione permanente Affari sociali e Welfare dell’ANCI-Associazione Nazionale Comuni Italiani
Avv. Carla Guidi, del Consiglio Nazionale Forense giurista
Dr.ssa Adriana Ciampa Dirigente Divisione III - Politiche per l'infanzia e
l'adolescenza del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali
Dr. Fabio Roia, Consigliere del Consiglio superiore della Magistratura.
Magistrato
http://www.cnoas.it/_allegati/[394][ARC]CStampa_24giiu10.pdf
Non ci siamo stupiti più di tanto su come sono andate le cose: ma anzitutto dobbiamo far notare come nel 2010, a più di trent'anni di sfaceli e "sottrazioni di stato" (come recentemente Panorama ha potuto sottolineare) da parte dei TM e degli operatori incaricati, ancora stiamo parliamo di linee guida generali per magistrati ed operatori.
Questo sta a significare che fino adesso il Tribunale di Milano ha operato diversamente da quello di Palermo, e di conseguenza gli operatori incaricati hanno agito secondo prassi e regole non omogenee. La legge viene interpretata diversamente da regione a regione, e non a caso ci sono regioni con più bambini in case famiglia rispetto ad altre.
Come a dire che la tutela del minore, e la stessa difesa dell'integrità della famiglia è un'interpretazione "giuridica e culturale", a secondo del territorio e di chi amministra la giustizia minorile.
Si è attestato pubblicamente e senza timidezza che oggi ogni tribunale và ancora per conto suo, e di come gli operatori sono fortemente condizionati dalle prassi vigenti di quel contesto giuridico , e si è cercato con la presentazione di queste linee guida di arginare la ribellione sociale e la sfiducia sempre crescente dei cittadini e delle famiglie verso tribunali minori ed assistenti sociali.
Riconosciamo che siamo stati invitati alla presentazione, ed accolti con una cortesia e gentilezza mai riscontrata in passato. Riconosciamo che siamo stati auditi precedentemente dai componenti del tavolo tecnico per esprimere le nostre perplessità e proposte in merito alla prassi vigente, ma onestamente, a leggere il documento, non leggiamo nessun accenno del nostro contributo, in primis la revisione dei protocolli d'intesa tra Tribunali e Servizi Sociali con l'inclusione delle rappresentanze familiari e delle associazioni che le rappresentano, in modo da avere un serio contraddittorio rispetto le relazioni e le prove spesso indiziarie e giudiziali , senza uno straccio di prova e di situazioni oggettivamente riscontrabili ed accertabili.
Si è parlato di tutto e di più, ma nessun accenno al ruolo delle famiglie di origine, se non nel loro ruolo subalterno e di sudditanza rispetto le decisioni e le azioni proposte dagli operatori, perchè comunque sempre considerate famiglie abusanti od inidonee per il bambino. (ovviamente nessun accenno sulle metodologie per definire famiglia abusante od inadeguata, o come viene raggiunta la definizione di "incapacità genitoriale", o di come vengono avviate le procedure processuali per definirli tali. )
Su una cosa però sono stati tutti concordi: servono soldi ed anche tanti, per gli operatori stessi e per sostenere un'esercito di "lavoranti dell'infanzia", cooperative ed imprese sociali, altrimenti si rischia di chiudere bottega.
Per molti dei nostri bambini però, quella bottega rappresenta una prigione ed una vera crudeltà, e non tutti sono fortunati come i fratellini di Basiglio che sono tornati a casa dopo soli due mesi, perchè per molti il distacco fisico e psicologico con la famiglia di origine deventa la conseguenza drammatica di anni di burocrazia e di udienze, consulenze, processi ed appelli, dove la loro infanzia non solo è bruciata, ma addirittura violata proprio da quelle istituzioni che ne dovrebbero garantire salvaguardia e tutela.
Nella nostra ormai ventennale esperienza nel campo separativo ed affido minori, possiamo affermare di come diverse eccellenze nel campo giuridico e professionale vengono mortificate ogni giorno da un sistema ormai consolidato di prassi e metodologie dove il posto di lavoro viene in primis rispetto i bisogni dell'infanzia.
Lo stesso comparto sociale del terzo settore , dove diverse cooperative ed associazioni (che gestiscono progetti sull'infanzia) sono nate solo per lavorare e non certo per aiutare e sostenere l'infanzia, è ormai assoggettato e non in grado di ribellarsi. Dalla Legge 285 in poi, è ormai un susseguirsi di deleghe e di assegnazioni a terzi, ed i Comuni hanno completamente assoggettato a questo sistema anche operatori onesti e di buona volontà.
Speriamo almeno che la crisi di fondi, in questo momento grave di recessione e crisi economica, possa meglio far distribuire le risorse disponibili a vantaggio di chi opera onestamente e professionalmente per la vera tutela del minore, che sia chiaro, può avvenire solo nella propria famiglia di origine , e non certo lontana da essa.
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