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La povertà dei Padri Separati. La Gesef su Rai 1 alla "Vita in Diretta". 8 marzo 2010, ore 18.00.
Puntata dedicata alla povertà dei padri separati in Italia, nel giorno dedicato alla Festa della Donna.
Decisamente una lettura controcorrente e coraggiosa da parte degli autori del programma condotto da Lamberto Sposisi, cui va tutto il nostro apprezzamento per la delicatezza e professionalità nell'affrontare un'argomento ormai all'ordine del giorno.
L’aspetto più preoccupante che emerge dalla riflessione dell'attuale condizione dei padri separati riguarda la loro situazione economica e psicologica e che porta a porsi oggi delle serie domande sul Sistema Giuridico che regola e definisce tali condizioni.
In caso di separazione o divorzio, nella maggior parte dei casi, il risultato della prima sentenza emessa dal giudice è che il padre esce di casa , paga sempre il mantenimento, più le spese accessorie mentre ha i minuti contati per vedere i propri figli. Quando riesce a vederli.
Alla luce della rivoluzione storica e culturale dell’identità femminile nella nostra società, che ha portato all’interscambiabilità dei ruoli, ci si chiede perchè sia ancora ovvio che ad occuparsi dei figli sia per forza la madre, a meno che non si voglia ammettere una volta per tutte che la separazione per una donna madre comporta vantaggi e privilegi economici. Certo non per tutte, ma sicuramente per la maggioranza.
E soprattutto ci si rende conto quanto sia ingiusto ed ingiustificato, da parte dei giudici, limitare drasticamente i contatti fra i padri e i loro figli, senza alcuna giustificazione morale, pratica, giuridica, fino alla definizione di incontri protetti senza ragione e senza i presupposti giuridici.
L'applicazione dell'Affido Condiviso è una vera chimera, e prevale sempre la discriminazione paterna, fino alla sua espulsione dalla vita reale dei propri figli, mentre il ruolo di pagatore è assicurato da decreti e sentenze che sono una vera e propria macelleria economica.
Se inizialmente il discorso “assegno di mantenimento” serviva come tutela per la donna, ed ora che ci si è spinti a tal punto nella direzione opposta, è arrivato il momento di rivedere e rivoluzionare i parametri di questa "gestione della legge", in modo da poter garantire anche agli ex-mariti la possibilità di rifarsi una vita senza necessariamente dover sconvolgere la propria esistenza, finire sul lastrico ed in povertà, e soprattutto rinunciare ad un ruolo attivo di padre.
Il fenomeno delle separazioni predatorie (*vedi "LA FABBRICA DEI DIVORZI" ed. San Paolo) è oramai largamente diffuso in tutto l'occidente. Vogliamo a tal proposito divulgare una lettera, scritta da una donna, giuntaci dalla vicina Svizzera (e anche pubblicata dai quotidiani del territorio) .
Fermiamo le ex mogli - "Scrivo per esternare indignazione sulla legge riguardante le separazioni e i divorzi, con particolare riferimento agli alimenti che gli uomini devono dare per i figli e per le ex mogli. Esistono molti casi di donne sleali, che lasciano sul lastrico i mariti dopo avergli già portato via tutto, la casa, i figli, la sicurezza di una stabile vita in comune.
Questi uomini devono far fronte a una vita diversa contro la loro volontà, affrontando non solo il crollo emotivo, ma anche quello finanziario. Ma coraggiosamente, ricominciano da capo, riprendendo i cocci della loro vita e riprovando a vivere di nuovo felici. Ne avranno il diritto? Ebbene, se la risposta è sì, che gli si lascino almeno i soldi che guadagnano.
Per questi uomini rifarsi una nuova vita significa riavere di nuovo quello che hanno perso: ricomprarsi una casa, fare dei viaggi, permettersi di andare a cena fuori, comprarsi cose belle magari insieme a una nuova compagna. Invece no, non possono, a causa dell'avidità di certe donne e dell'ingiustizia della legge, a solo sfavore degli uomini e a favore delle ex-mogli, anche quando sono state loro a lasciare il tetto coniugale, comportandosi prima male in privato nei riguardi dei mariti, poi abbandonandoli, portando via i figli [..].
Bisognerebbe smettere di appoggiare queste donne avide e ingiuste dietro la falsa apparenza di voler sostenere i figli: in realtà spesso i figli sono usati come una rendita per vivere da sole e fare i propri comodi. [..] Se vogliono andarsene per cambiare vita, lo facciano pure, basta che lascino in pace gli ex mariti."
di Antonella Meneguzzi - dal Corriere del Ticino (04 Marzo 2010 p.42)






