Ladispoli non è Bibbiano, ma ci somiglia assai. Lettera aperta al sindaco.

Lettera aperta al Sindaco di Ladispoli

Giulio Andreotti diceva che a pensar male si faceva peccato, ma spesso ci si azzeccava.

Ladispoli non è Bibbiano, perché non ci sono scosse elettriche e non ci sono disegni alterati, non ci sono intercettazioni , non ci sono indagini né politici o operatori agli arresti.  Finora.

Per tutto il resto, ci si avvicina molto.

Nelle ideologie e quindi nelle metodologie, nelle relazioni senza contraddittorio, negli incontri senza verbalizzazioni , senza la presenza di nessuno se non gli stessi operatori coinvolti. E per l’uso indiscriminato del’art  403 del Cc (che dà pieni poteri ai Servizi Sociali) da utilizzarsi come ultima ratio ed invece ……. diventa la normalità.

E’ sempre lo stesso schema:  da una parte I servizi sociali buoni e paladini dei bambini; dall’altra  le Famiglie cattive e inadeguate a crescere i propri figli.  Chi ha ragione?

Certo se lo chiediamo  solo a Cappuccetto Rosso, il Lupo è e sarà sempre cattivo.

Nel caso della Bambina bulgara sottratta dai Servizi alla Famiglia per  motivi più strumentali che reali (dietro ci sono tutt’altre faccende), la prassi dell’Amministrazione Comunale di Ladispoli somiglia molto a quella di Bibbiano.

Abbiamo un Assessore preposto che difende dogmaticamente – anche a mezzo stampa – l’ azione dei Servizi, ed un Sindaco che invece si dichiara incompetente rispetto alla  condotta degli operatori suoi dipendenti.

Ladispoli come Bibbiano? Anche qui le analogie sono tante.

Di sicuro, da un punto di vista politico, non ci sono differenze: un Sindaco ed un Assessore  di Centrodestra che a Ladispoli sostiene e protegge il Business dei Minori  istituzionalizzati, esattamente come ha fatto a Bibbiano  un Sindaco di sinistra, ora agli arresti domiciliari.

La Bambina è da un anno allontanata da casa: è facile immaginare il costo quotidiano inerente  la Casa Famiglia e gli operatori coinvolti. Inimmaginabile è invece la sofferenza di una bambina strappata ai suoi genitori.

Inoltre il Servizio sociale, senza alcuna  autorizzazione del Tribunale,  recentemente  voleva imporre alla Famiglia la firma di un fantomatico  Progetto di Sostegno alla Genitorialità,  gestito da una cooperativa sociale con fondi comunali. Il business ampliato all’intera famiglia.

Abbiamo chiesto al Sindaco un’incontro per chiarimenti, dato che il suo partito di appartenenza  combatte tutto questo  a livello nazionale: inutile sottolineare il suo  rifiuto.

Il  7  settembre manifesteremo anche per Sofia, la bambina bulgara, insieme alla Bulgaria ed altre nazioni contro l’Inquisizione della Giustizia Minorile e dei Servizi Sociali,  ormai a carattere mondiale.

Caro Sindaco, noi siamo qua a ricordarLe cosa dovrebbe fare un Primo Cittadino. Per i suoi concittadini, per i loro Bambini, e per i Valori della Famiglia – cui coloro che l’hanno votata credono fortemente e non ammette tradimenti.

Un Sindaco dovrebbe essere responsabile di quello che fa la sua amministrazione, i suoi Dipartimenti, per come agiscono i suoi sottoposti. Altrimenti, qual’è il suo ruolo?

A che è servito votarlo e cambiare guida politica del Comune di Ladispoli se  fa esattamente quello che facevano i suoi predecessori? Ovvero disinteressarsi della specifica problematica e rifiutare un confronto  con  la Gesef in rappresentanza della Famiglia, per addivenire ad una soluzione rapida ed efficace del caso?

Cordiali saluti,

Vincenzo Spavone, presidente Fondazione Europea Gesef.